Vai al contenuto
Festa patronale di San Michele Arcangelo · dal 20 al 29 settembre · guarda il programma
Diocesi di CasertaCattedrale di Caserta

Oggi in Cattedrale

Chiesa aperta 07:30–12:00 e 15:30–20:00

Tutti gli orari

La nostra chiesa

Visita al Duomo

Un percorso in nove tappe, dalla facciata alla cripta: che cosa guardare e perché. La Cattedrale è aperta tutti i giorni e l’ingresso è libero.

La facciata neoclassica della Cattedrale di Caserta, con il pronao a colonne, l’iscrizione CHRISTVS VINCIT e la statua di San Michele Arcangelo nella nicchia

La Cattedrale si visita liberamente negli orari di apertura, gratuitamente. È una chiesa parrocchiale in cui si celebra ogni giorno: durante le funzioni la visita è possibile, ma in silenzio e senza attraversare il presbiterio.

Questo percorso segue l’ordine in cui le cose si incontrano entrando. Ci vuole poco più di mezz’ora.

1. La facciata

Neoclassica, a emulazione degli antichi templi romani. Il pronao è preceduto da una gradinata in pietra di Bellona e sormontato da un timpano sostenuto da pilastri. Al centro del timpano un medaglione porta la scritta QVIS VT DEVS — «chi è come Dio», il grido dell’Arcangelo Michele, che è anche il motto dello stemma della parrocchia.

Sotto il finestrone «a coda di pavone» si osserva lo stemma del vescovo Gabriele Moriondo. Ai lati, due angeli reggighirlanda a bassorilievo sono opera di Angelo Solari, scultore nato a Caserta nel 1775 e morto a Napoli nel 1846, apprezzato presso la corte dei Borbone. Nelle due nicchie sottostanti, le statue in gesso di San Sebastiano a destra e di San Michele Arcangelo a sinistra.

Una fascia separa i due ordini della facciata, con inciso CHRISTVS VINCIT · CHRISTVS REGNAT · CHRISTVS IMPERAT.

2. Le lapidi del pronao

Ai lati del portale maggiore, quattro lapidi. Le due più grandi sono anche le più antiche: quella a sinistra, del 1842, ricorda la consacrazione a nuova cattedrale «sotto gli auspici di San Michele Arcangelo e alla presenza delle maestà Ferdinando II e Maria Teresa, il 2 febbraio 1842». Quella a destra racconta la storia dell’antica chiesa carmelitana divenuta parrocchia di San Sebastiano. Le due più piccole furono poste dal vescovo Enrico De Rossi nel 1858 e dal vescovo Vito Roberti nel 1986.

3. La porta santa

Il portale maggiore è opera del sacerdote e artista contemporaneo don Battista Marello. La grande porta bronzea è una sintesi dell’iconografia cristiana e della Chiesa casertana: in basso l’incontro fra Giovanni Paolo II e il vescovo Raffaele Nogaro, avvenuto nel 1992.

Intorno alla scena centrale corrono le spighe di grano e i grappoli d’uva, e fra i tralci si leggono i nomi delle chiese casertane. In alto, fra l’angelo e il leone, il toro e l’aquila — i simboli degli evangelisti — si erge la figura di Cristo. Al centro, a unire la sfera terrena con quella celeste, la colomba dello Spirito Santo.

4. L’interno e il pavimento

L’impianto è a croce latina. Dodici colonne con capitelli corinzi dividono la chiesa in tre navate, con transetto alla croce e abside centrale. La navata centrale è per dimensioni tre volte più grande delle laterali. Il soffitto è piano, realizzato con un cassettonato a stucco fissato alle capriate lignee sovrastanti.

Il pavimento, a quadroni di marmo bianco di Carrara e di bardiglio, è opera di Armando Castellano e fu fatto realizzare dal vescovo Gennaro Cosenza nel 1912, come ricorda la lapide all’ingresso centrale.

5. L’organo

Sulla controfacciata, il grande organo a canne posto sulla balconata è opera dei fratelli organari Vincenzo e Angelo Santoro di Castelfranci di Sant’Angelo dei Lombardi. Fu inaugurato dal vescovo Gennaro Cosenza il 16 aprile 1896, giorno consacrato alla Vergine del Buon Consiglio. È alto 7,50 metri e largo 4,50. Alle sue spalle, dipinto a trompe-l’œil, un ampio tendaggio.

6. Le tele della navata centrale

Sei grandi tele intervallano i finestroni. A sinistra: il Battesimo di Cristo di Luigi Angelini, del 1839; la Resurrezione di Cristo di Paolo De Matteis, dei primi anni del Settecento; un monocromo con palme e corone d’alloro della metà del Novecento. A destra, in posizione speculare: il Riposo durante la fuga in Egitto dell’Angelini, le Tre Marie al sepolcro del De Matteis e il monocromo gemello.

Paolo De Matteis (1662–1728) fu allievo di Luca Giordano e uno dei più brillanti esponenti della pittura barocca fra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, con committenze dal viceré di Napoli, da lord Shaftesbury e dal principe Eugenio di Savoia.

7. Gli affreschi e la volta

Il programma iconografico raffigura l’intera famiglia celeste: profeti, evangelisti, santi della devozione locale, fondatori di ordini religiosi, angeli e arcangeli. Molti sono di Luigi Taglialatela, nato a Giugliano nel 1887, per vent’anni decoratore e scenografo al Teatro San Carlo di Napoli.

La volta della crociera raffigura il Trionfo di San Michele Arcangelo sul demonio, firmato e datato «L.i Tagliatatela 1944»: appartiene alla fase tarda dell’artista e fu realizzato dopo i danni del bombardamento dell’agosto 1943, quando due bombe caddero sull’annesso seminario.

8. L’abside e l’altare

Sulla parete concava dell’abside si osservano cinque affreschi commissionati nel 1843 ad altrettanti artisti della Reale Accademia di Belle Arti di Napoli. Da sinistra a destra: la Resurrezione di Lazzaro di Francesco Oliva, la Resurrezione del figlio della vedova di Naim di Filippo Marsigli, l’Ultima Cena di Giuseppe Cammarano, la Guarigione del paralitico di Gennaro Maldarelli e la Pesca miracolosa di Camillo Guerra.

L’altare nuovo, realizzato da don Battista Marello secondo le norme del Concilio Vaticano II, fu inaugurato il 12 settembre 1997. Il pannello centrale rivolto al popolo porta la croce incisa da Giovanni Paolo II durante la sua visita alla città del 23 maggio 1992: il papa impresse in una matrice il segno della croce e lo sigillò con il proprio monogramma.

9. I cappelloni e le cappelle

Nel transetto destro il cappellone di San Michele Arcangelo: la statua del protettore della Diocesi, racchiusa in una scarabattola neogotica, raffigura l’Arcangelo nell’atto di sconfiggere il demonio. Ai lati dell’arco si riconoscono gli arcangeli Raffaele e Gabriele.

Nel transetto sinistro il cappellone della Madonna del Carmine, con la statua del 1902 e, ai lati dell’altare, due dipinti del Taglialatela: l’Estasi di Santa Teresa d’Avila e il Profeta Elia.

Si aprono poi la cappella del Santissimo Sacramento, chiusa dalla cancellata del 1901 voluta dal vescovo Cosenza, che custodisce la preziosa tavola cinquecentesca della Madonna delle Grazie con i Santi Sebastiano e Rocco; e la cappella dell’Addolorata, santuario diocesano dal 1901.

Per visitare in gruppo

Per le scolaresche e i gruppi organizzati conviene avvisare prima l’ufficio parrocchiale, così da non far coincidere la visita con una celebrazione. Questa indicazione va confermata dall’ufficio parrocchiale.